RAVE CULTURE Definire cosa sia un “rave” non è semplice, in primis per la molteplicità di forme con cui esso può manifestarsi. Tradotto letteralmente dall’inglese come sostantivo significa “scintillio”, “luccicore”, mentre come verbo (in slang) l’“andare fuori di testa”. Se lo intendiamo come evento è «definibile genericamente come peculiare espressione della cultura giovanile che trova nella musica elettronica, nel ballo e nell’assunzione di droghe sintetiche i suoi tratti costitutivi» [Donfrancesco 2009a: 51]. Quanto conferisce al rave una valenza rituale, distinguendolo da un semplice aggregato di persone, sono la dimensione a-temporale e il sentimento di unione che il setting e i riferimenti simbolici contribuiscono a produrre al suo interno.Le droghe tradizionalmente usate in quei contesti, principalmente empatogeni ed eccitanti, favoriscono queste dinamiche allentando i freni inibitori, producendo una sensazione di empatia e di unione, facendo svanire il peso della veglia e del ballo. Dietro ogni genere musicale (house, goa, tekno, drum’n’bass, gabber, break-beat, etc.) sta un differente background culturale che incide fortemente sul tipo e sullo svolgimento del rave, ma anche sui partecipanti: la preferenza di una o dell’altra corrente rispecchia spesso l’appartenenza a un gruppo portatore di codici, valori e stili di vita specifici . Va però constatato che oggi questi contesti sono sottoposti a un processo di ibridazione che coinvolge tutti gli aspetti menzionati e che rende sempre più problematico il loro ordinamento in tipi dai confini chiari. In particolare tra gli intervistati che hanno avuto modo di frequentare la scena rave underground anche nel periodo precedente al 2006, potendone così osservare le evoluzioni, serpeggia la diffusa sensazione di un progressivo declino del movimento . Ciò in particolare nel senso di un’accentuazione, all’interno dei rave, di una serie di fattori disgreganti che sembrano aver progressivamente svuotato di senso tali eventi; minandone, a detta di alcuni, la stessa ragion d’essere. C’è chi imputa l’attuale situazione di disgregazione e dispersione al giro di vite messo in atto dalle agenzie di controllo sociale su tutto il territorio nazionale. Altri sostengono che l’azione repressiva abbia invece di fatto trovato il terreno spianato perché il declino del movimento era in realtà già in corso da tempo. Il “declino” pare essersi innescato in modi e tempi differenti, nell’ambito delle diverse realtà locali legate agli specifici contesti metropolitani. Tornando alle origini, lo scenario romano pare aver costituito la culla del movimento. A detta degli intervistati locali, in particolare di Nucleo, assiduo frequentatore della scena rave underground dagli albori, questa sembra essersi evoluta attraverso una serie di fasi che hanno condotto, dopo alcuni passaggi, alla situazione attuale. Possiamo dire che in generale, prima del avvento del rave di massa, chi frequentava quei contesti era spesso portatore di stili di vita più radicali e coerenti con alcuni valori della contro-cultura. Negli ultimi anni, a detta degli intervistati, pare invece che soltanto alcuni elementi e atteggiamenti caratteristici di quelli stili di vita siano stati fatti propri dalle nuove generazioni. Pare infatti che i nuovi raver e punkabbestia abbiano attinto dagli elementi costitutivi gli stili di vita dei loro predecessori soltanto alcuni elementi, dotandoli peraltro di significati differenti. All’appropriazione di alcuni artefatti, quali ad esempio gli indumenti (oggi ormai alla moda) e le sostanze, non corrisponde tuttavia l’adesione ai medesimi stili di vita. Ciò renderebbe in parte fuorviante continuare a usare tali termini nel descrivere i nuovi partecipanti, portatori di uno stile di vita meno radicale nel quotidiano (sempre meno sono squatter e nomadi, sempre più studenti e lavoratori occupati), ma tuttavia alquanto estremo in contesto rave (abbuffate, policonsumo, spaccio, risse, abbassamento dell’età di prima assunzione, etc.). Accomunate da una sensazione di generale declino, emergono però visioni in parte differenti. Alcuni evidenziano l’influsso di fattori esterni, come la repressione delle forze dell’ordine, mentre altri ne evidenziano di interni: chi sottolinea l’inconsistenza politica, chi quella culturale, chi l’incapacità di comunicazione tra vecchie e nuove generazioni di insider. Altri ancora imputano la recente situazione alla diffusione di nuove farmacopee, legate a sostanze più sedative (ketamina, oppiacei e crack), giudicate incompatibili con lo spirito di resistenza che ha dato vita a questo genere di eventi.